Pietro Greco Hiroshima: la fisica conosce il peccato Roma, Editori Riuniti, 1995 Il libro di Pietro Greco, uscito in occasione del cinquantesimo anniversario della distruzione di Hiroshima e Nagasaki, si propone di seguire lo sviluppo storico delle idee e delle tecniche che portarono alla costruzione della bomba atomica, rivolgendo una particolare attenzione agli scienziati, protagonisti di tale sviluppo, alle loro opinioni politiche e alle loro scelte etiche. Hiroshima e il progetto Manhattan segnano la fine dell'"innocenza della fisica". Non è più possibile per i fisici evitare di considerare l'aspetto morale della propria i ricerca, i suoi effetti sulla società e sul futuro del mondo. Il problema è senza dubbio complesso, anche oggi. Ma le domande e le scelte che esso comporta erano particolarmente difficili subito prima della seconda guerra mondiale: da una parte, un'arma di terribile potenza, intrinsecamente malvagia; dall'altra, le forze oscure del nazismo---Hitler, il grande nemico, particolarmente per la generazione di fisici di origine ebrea costretta a fuggire negli Stati Uniti, e che prenderà parte alla progettazione della bomba (l'autore non tarda a farci notare come questo si configuri come una sorta di nemesi storica, anche se l'ordigno non sarà mai utilizzato contro la Germania). Domande difficili, a cui ogni fisico risponde in modo diverso: alcuni, tuttavia, lo fanno in modo tale da divenire simboli di un'idea. Primo fra tutti Albert Einstein, che accantona il suo radicale pacifismo per firmare la lettera a Roosevelt dell'agosto 1939 in cui caldeggia lo sviluppo di un programma nucleare americano perchè Hitler non giunga per primo alla bomba. E che dopo l'orrore di Hiroshima ritorna con forza ancora maggiore alle proprie convinzioni di pacifista e dedica la propria vita a battersi per il disarmo e la pace, e a sostenere la responsabilità dei fisici a impegnarsi in tale senso. E poi, ancora, Otto Hahn, che memore dell'esperienza avuta durante la prima guerra mondiale come assistente di Fritz Haber nello studio e nell'impiego dei gas nervini, sceglie di astenersi da ogni ricerca attiva sulle applicazioni belliche della fissione nucleare (che proprio lui ha contributo a identificare e per la quale con suo grande turbamento riceve, proprio nel 1945, il premio Nobel. Paradossalmente, anche Haber lo aveva ottenuto nel 1919, proprio per il processo di sintesi dell'ammoniaca così utile per la produzione di gas nervini.) Werner Heisenberg, che con grande imbarazzo nei confronti dei suoi amici e colleghi fuggiti in America (e del suo maestro Bohr), e pure deprecando il regime nazista, rimane in Germania e partecipa al progetto nucleare tedesco; che finirà in nulla, anche per l'incompetenza (o scarsa convinzione?) di Heisenberg. Se il fisico tedesco vada considerato un "collaborazionista" o il principale sabotatore del programma nucleare nazista è uno degli interrogativi più interessanti che il libro pone. Niels Bohr, che assiste alla discussione scientifica sulla possibilità di un'esplosione nucleare con l'intima speranza che non si rivelerà possibile, e che due giorni dopo Nagasaki propone la sua rivoluzionaria visione di un mondo aperto in cui l'informazione scientifica è resa disponibile a tutti i popoli e una supervisione internazionale regola una "impresa che, se non regolamentata, può essere fonte di disastro". È un nuovo paradigma, la grande visione del "danese tranquillo", troppo precoce nel 1945, e che forse può cominciare a imporsi solo oggi. E poi ancora Fermi, Teller, Szilard, Planck, Rotblat; nel ritratto di Pietro Greco i fisici assumono una dimensione epica, monumentale, e il libro si legge come un romanzo popolato di personaggi profondamente attraenti o esecrabili, ma comunque appassionanti. A questo proposito, uno dei pochi appunti da fare all'autore è che la lettura psicologica di questi "grandi" risulta talvolta un po' stilizzata e piegata ai fini della tesi del libro (e, forse, a giudicare dalla bibliografia, originata dall'interpretazione di altri storici più che dalle "fonti primarie"). Dal punto di vista scientifico il libro è semplice ma corretto, e può costituire senza dubbio, in particolare per un pubblico non specialistico, un'appassionante introduzione a quegli anni così importanti per la storia della fisica, ma soprattutto determinanti per l'assetto e le prospettive del mondo che conosciamo oggi.