Subject: [vallist] New website; allarme asteroidi (#10)
Date: Sun, 8 Apr 2001 00:23:13 -0700
From: Michele Vallisneri 
To: vallist@vallis.org

Dear Friends,

here I am, after several months, with a couple of news items to post to
this mailing list.  The first regards my new website: I bought my own
domain, vallis.org, and I reorganized my existing pages into something
more functional and (hopefully) stylish.  Your comments and suggestions
are welcome.  The second item (in Italian, I am afraid), chronicles my
failed attempt to amend the scientific faults of the Italian newsmedia,
by pointing out to the "Gazzetta di Parma" that the end of the world may
be near, but it is not in 2030.

I promise I will write more often.  Expect some very big news very soon!

Yours,

Michele


--> My new website, www.vallis.org

In the last few months, I have become convinced that, in my line of
work, a personal website can be a very useful tool, to present my
research to the scientific community, and to organize and archive my
articles and contributions, so that I can access them from anywhere.

Not content with this functional upgrade, I decided that the new
millennium deserved a new look, and I relinquished the ugly
www.xxx.yyy/~vallis for the spiffier vallis.org.  BTW, now you can write
to me at the address vallis@vallis.org, which should be truly permanent.

The new site contains a brief CV, my publications (all readable in
electronic format), my research projects, the archives for the vallist,
and a few photograph that I liked and that I found time to scan.  Please
be my guests (literally), and let me know your impressions and
suggestions.


--> Allarme asteroidi [in Italian]

Come ben sapete, nella mia veste di "nuovo scettico" cerco sempre di
instillare raziocinio e razionalità nei miei poveri commensali; sarà una
deformazione professionale, ma quando vedo una notizia scientifica
malamente distorta su un giornale o in TV... mi prudono le mani.
Immaginate un po', quindi, cosa devo aver pensato quando, appena
arrivato in Italia per due settimane di vacanza, ho aperto il mio
giornale locale per trovare il seguente articolo.

                                  ***

(Dalla Gazzetta di Parma, 19 marzo 2001, pag. 2)

ULTIMATUM PER L'UMANITA' Un meteorite in bilico sul mondo  
FELICE CAMPANELLO

Verrà giù come una bomba, ma farà soltanto un gran polverone. Che
basterà però ad annientare la vita sulla Terra. Come successe settanta
milioni di anni fa, un impatto tremendo che distrusse ogni forma di vita
animale, fece piazza pulita dei dinosauri che da 130 milioni di anni
vivevano indisturbati ed erano i padroni assoluti dell'ambiente. Quelle
lucertole mostruose, grandi come locomotive, improvvisamente si
estinsero lasciando le tracce fossili dei loro scheletri che oggi
osserviamo, perfettamente ricostruiti, nei musei. Rettili feroci ed
orrendi che inspiegabilmente si dileguarono. Molte ipotesi si sono fatte
in merito, ma soltanto adesso il problema è stato risolto: fu un
gigantesco meteorite, uno di quei sassi che vagano nell'universo, che
precipitò sul pianeta provocando uno sconquasso senza precedenti.

E' la Nasa, l'ente spaziale americano che ha divulgato in questi giorni
la notizia, notizia che ha sicuramente rallegrato gli studiosi, i
paleontologi di tutto il mondo, ma che è anche servita a terrorizzare
l'umanità intera. Perché, sempre secondo la Nasa, che oggi è considerata
la più attendibile fonte di informazione stratosferica, sarebbe in
arrivo un'altra meteora simile alla precedente, e stavolta sparirebbero
gli uomini e i loro simili, tutti i mammiferi per intenderci. Una pietra
mastodontica, grossa come la provincia di Parma, centrerà il globo
terraqueo su cui viviamo e lo farà sobbalzare. Così cesseremo di vivere,
fulminati da questa spaventosa mazzata. La stessa fine dei dinosauri.
Fra una trentina d'anni.

Si tratterebbe di un evento certo, calcolato al computer, e non di una
profezia alla Nostradamus. Il meteorite è già stato individuato e si
conosce la traiettoria del suo percorso. Al momento è a debita distanza,
ruota come un satellite, ma trent'anni passano presto e d'ora in poi
ogni volta che alzeremo gli occhi al cielo ci sembrerà di sentire un
sibilo sinistro. E avremo i brividi come i condannati nel braccio della
morte dei penitenziari. In attesa dell'immane scossa tellurica.

Nel 2030, dunque. Una scadenza terrificante. Che nessuno si aspettava.
L'uomo ha guardato il cielo da quando è comparso sulla Terra. Da quel
giorno ne ha fatto una fonte di ispirazione e di guida, ha cercato di
carpirne i segreti, i messaggi, i segni del destino, lo ha affollato di
miti e leggende, si è servito delle stelle per orientarsi, della luna
per stabilire i tempi di semina e di raccolta. Anche nei cataclismi il
cielo non ha mai fatto perdere la speranza di sopravvivere. Veramente i
pastori nell'antichità temevano che la volta celeste potesse crollare
durante i temporali e tenevano pronti pali e pertiche per puntellarla e
salvarsi. Ma l'idea che un sasso, un macigno squarciasse la Terra non
era mai venuta a nessuno.

Invece, da quando l'astronomia è diventata una scienza esatta, le cose
sono cambiate ed eccoci sistemati per le feste. Una montagna volante si
conficcherà quanto prima a velocità supersonica sulla crosta terrestre
scavando un cratere mai visto e facendo secchi tutti.

A questo punto, dal momento che il trasloco di massa su un altro pianeta
è improponibile per il breve tempo a disposizione, si può soltanto
sperare in una controffensiva, in uno stratagemma del genere guerre
stellari, odissea nello spazio, vicende fantascientifiche che abbiamo
visto nei film. Si aspetta al varco il meteorite con navette da guerra e
lo si fa saltare con la dinamite o con altri esplosivi come fanno nelle
cave di pietra. Si trova il modo di sbriciolarlo prima che arrivi a
destinazione e faccia danni irreparabili.

Probabilmente è una soluzione ingenua e improbabile, alla Giulio Verne,
ma è anche l'unica che in questo frangente tragico rafforzi la fiducia e
la voglia di vivere. Del resto è compito della Nasa formulare un
progetto di difesa credibile che allontani l'incubo degli ultimi giorni
dell'umanità. Noi, poveri mortali, se il cielo precipita, non avremmo a
disposizione per difenderci che pali e pertiche. Come i vecchi pastori.

                                  ***

Bravo Campanello, come è poetico!  Peccato che non ne infili una giusta.
La notizia di questo asteroide è ben vecchia (Novembre), e anche allora,
quando il primo allarme è stato lanciato, la probabilità di un impatto
nel 2030 era stimata essere una su 500 (altro che "evento certo"!).
Dopo qualche giorno, osservazioni migliori e calcoli più accurati hanno
concluso che l'asteroide passerà a una distanza che ci garantisce
un'assoluta tranquillità.  Con l'amico scettico Albino Carbognani
dell'Università di Parma, ho rapidamente stilato una smentita.

                                  ***

(Lettera spedita alla Gazzetta di Parma il 20 marzo 2001)

Gentile direttore,

fa sempre piacere quando la Gazzetta dedica le proprie colonne a un
articolo di informazione scientifica. La buona divulgazione scientifica,
qui in Italia, è ancora rara, e ogni piccolo tentativo di cambiare le
cose non può che essere apprezzato. Ma un qualsiasi articolo, e a
maggior ragione uno che tratta di scienza, deve riportare notizie
corrette, aggiornate, e non distorte ai fini di un facile
sensazionalismo. Invece il lavoro di Felice Campanello, "Un meteorite in
bilico sul mondo (Ultimatum per l'umanità)", pubblicato in seconda
pagina martedì 19 marzo, a parte la terminologia errata, si distingue
per una serie incalzante di enormità che (in questo caso si può davvero
dire) non stanno né in cielo né in terra.

Mettiamolo subito in chiaro: non è affatto un "evento certo" che una
"pietra grossa come la provincia di Parma" centrerà la Terra nel 2030,
provocando l'estinzione del genere umano, e di tutti gli altri
mammiferi. Anzi, fin dal 5 novembre dell'anno passato, i calcoli
aggiornati della comunità astronomica hanno verificato che anche al
momento del massimo avvicinamento (il 23 settembre 2030) l'asteroide
"2000 SG344" passerà a una distanza undici volte più grande di quella
che ci divide dalla nostra luna (niente a che vedere con il passaggio
davvero ravvicinato dell'asteroide "1994 XM1", che il 9 dicembre 1994
passò a una distanza minima di un terzo quella Terra--Luna). Inoltre, la
dimensione dell'asteroide SG344 sarebbe al massimo 70 metri, o
addirittura l'oggetto potrebbe essere un razzo vettore dei tempi delle
missioni Apollo (quindi ancora più piccolo e inoffensivo).

Chiarito questo, va detto che lo studio di asteroidi e comete con orbite
che intersecano, o quasi, quella della Terra (detti NEOs, Near Earth
Objects), è una cosa seria. Questi oggetti hanno colpito la Terra in
passato, e continueranno a farlo anche in futuro. I corpi celesti con un
diametro minore di 50 metri possono disintegrarsi completamente
nell'atmosfera prima di raggiungere il suolo, e l'effetto sulla biosfera
terrestre è trascurabile. Le collisioni con oggetti di questo tipo hanno
una frequenza annuale. Più pericolosi sono gli impatti con oggetti che
hanno un diametro compreso fra 300 e 1500 metri: per una collisione di
questo tipo le vittime sarebbero nell'ordine delle 500000, mentre la
frequenza è di un evento ogni 25000 anni. La catastrofe globale, con la
distruzione della biosfera, inizia per oggetti con un diametro superiore
ai 10 km. La frequenza di questi eventi è di uno ogni 100 milioni di
anni: è il caso della scomparsa dei dinosauri, avvenuta 65 milioni di
anni fa, e dell'estinzione di massa ancora più grave avvenuta 250
milioni di anni fa.

Può capitare anche a noi? Certamente, anche se è molto improbabile.
Visto però che le conseguenze di un impatto altamente distruttivo
sarebbero impensabili, è importante che la comunità astronomica, con il
sostegno dei governi nazionali, continui a identificare e studiare gli
oggetti vicini alla Terra. Solo conoscendo con un certo anticipo il
momento della collisione sarà possibile adottare i provvedimenti
necessari per modificare, in tempo utile, l'orbita del corpo celeste
pericoloso. Ma a gridare al lupo adesso (come fa Campanello), oltre a
diffondere una notizia priva di fondamento, si rischia di non essere più
ascoltati il giorno che il "lupo" sarà veramente in rotta di collisione.

Cordiali saluti.

Albino Carbognani, Dipartimento di Fisica, Università di Parma

Michele Vallisneri, Dipartimento di Fisica, California Institute of
Technology

                                  ***
                                  
Of course, la Gazzetta non si è degnata di correggere i suoi svarioni.
Invece ha pubblicato una lettera di una vecchina spaventata che si
preoccupava per i suoi figli (come dire, loro ci saranno nel 2030, io
no...)  Più sotto, Campanello difendeva il suo articolo, suggerendo che
il tono poetico e favolistico doveva far intendere che la notizia non
era poi così certa.  Vabbé.

La settimana dopo, la Gazzetta riportava un nuovo articolo di
Campanello, questa volta su _mucca pazza_.  Ma io non l'ho letto.
Perché poi altrimenti avrei dovuto suonare, nell'ordine, (1) il
campanello di casa sua; (2) il Campanello in casa sua.

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              ("The Vallist" #10; Pasadena, April 8, 2001)